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Musica e Teatro al Premio Massimo Troisi Lando Buzzanca |
Osservatorio
sulla comicità 2002 Premio
Massimo Troisi VII edizione
Venerdì 5 luglio 2002, ore 21.00, Arena Nino Taranto - Villa Bruno
Lando
Buzzanca: un viaggio grottesco nella commedia erotica all'italiana
Incontro/spettacolo a cura di Alberto Castellano

Proseguendo la riflessione sul cinema comico popolare iniziata lo scorso anno, il Premio quest’anno rende omaggio a Lando Buzzanca, uno dei più popolari e prolifici interpreti cinematografici italiani con oltre 70 film. Nel corso della serata a lui dedicata l’attore riceverà un premio alla carriera dopo un incontro-intervista con lui e la visione di una videoantologia di alcune sequenze dei suoi film più famosi.
Il siciliano Buzzanca, interprete teatrale pirandelliano in gioventù e in anni recenti, dopo aver lavorato con Germi, Lattuada, Risi, Pietrangeli, negli anni ’70 è diventato il simbolo della commedia erotica, un filone specchio dei tempi di grande successo commerciale. Un cinema che fu allora liquidato frettolosamente come “spazzatura” e l’attore per la provocatoria tipologia alla quale diede vita finì anche lui nel mirino della critica - tritatutto snob e prevenuta, che colpiva indiscriminatamente tutta la comicità “bassa”. Ha dichiarato Buzzanca in un’intervista: < Io ho inventato un personaggio vittima del suo tempo, il maschio maschilista che difronte all’incombente emancipazione delle donne, si trova in difficoltà. Ho avuto un successo clamoroso, il pubblico era prevalentemente femminile, perché le donne riconoscevano i mariti, i fidanzati, gli amanti. Io raccontavo il maschio in quel momento di rivoluzione, con tutte le sue difficoltà. I miei film costavano 450 milioni e incassavano due miliardi e mezzo, ma non erano mai scurrili >. Palermitano, figlio d’arte (la sua era una numerosa famiglia di attori del teatro dialettale siciliano), respira sin da bambino l’aria del palcoscenico. Ventenne si trasferisce a Roma dove comincia a partecipare a vari spettacoli di prosa e alla fine degli anni ’50 si divide tra teatro e televisione misurandosi con autori importanti. L’esordio nel cinema avviene agli inizi degli anni ’60, il periodo d’oro della commedia all’italiana con le sue atmosfere e i suoi personaggi ideali per esaltare la versatilità e il temperamento grottesco di Buzzanca. Grazie anche ad autori come Germi, Pietrangeli, Petri, Lattuada, Zampa, Risi, Loy, De Sica, Mattoli, disegna giovanotti meridionali ottusi, baldanzosi, esuberanti che lo impongono all’attenzione del pubblico. “Divorzio all’italiana”, il suo primo film, “I giorni contati”, “La parmigiana”, “Sedotta e abbandonata”, “Il magnifico cornuto”, “Caccia alla volpe”, “Don Giovanni in Sicilia”, “Le dolci signore” sono opere-chiave di quel periodo che l’attore interpreta con la consapevolezza dei propri mezzi espressivi e nella seconda metà degli anni ’60 intensifica la partecipazione a film a episodi schizzando figure con le quali quasi prepara il terreno all’exploit dei ’70 (vanno anche ricordate le gustose e bizzarre parodie di James Bond “James Tont operazione U.N.O.” e “James Tont operazione D.U.E.). La nascita del Buzzanca più erotico si può datare più o meno 1969 con “Puro siccome un angelo papà mi fece monaco… di Monza” e “Professione bigamo” e dal 1970 Lando si scatena in personaggi a forte tasso di erotismo interpretati in chiave comico-grottesca. Si tratta generalmente di siculi spesso in trasferta protagonisti di vicende che non nascondono ambizioni satiriche. L’avvocato ossessionato dalla moglie adultera di “Un caso di coscienza” , l’amatore impotente di “La prima notte del dottor Danieli, industriale col complesso del giocattolo”, il siciliano superdotato che si trasferisce a Bergamo di “Homo eroticus”, il prete siciliano tentato dalle donne di “Il prete sposato”, il frustrato violoncellista che trova un motivo di riscatto nelle grazie della moglie Laura Antonelli di “Il merlo maschio”, l’impiegato geloso della moglie pornostar danese de “Il vichingo venuto dal Sud”, il professore di un liceo alle prese con provocanti allieve di “L’uccello migratore”, il dongiovanni che per sfuggire alla persecuzione delle donne acquista una schiava in Amazzonia di “La schiava io ce l’ho e tu no”, il sindacalista, il magnate, l’arbitro, il domestico degli omonimi film e ancora i personaggi in costume de “La Calandria”, “Jus Primae Noctis”, “Quando le donne avevano la coda” e “Quando le donne persero la coda” costituiscono una memorabile galleria di tipologie maschili cementate dalla maschera di un attore che - complici bravi e spesso bistrattati artigiani come GianniGrimaldi, Pasquale Festa Campanile, Bruno Corbucci, Marco Vicario – ha fisicizzato gli umori e le contraddizioni di un’epoca con un armonico lavoro sul corpo, sul volto, sulla voce.
Alberto Castellano
Premio
Massimo Troisi, Villa
Bruno – S. Giorgio a Cremano (NA)
T.0815654335 fax
081274888