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Musica e Teatro al Premio Massimo Troisi L’Aida
ovvero Tragicomiche egitto-padane |
Osservatorio
sulla comicità 2002 Premio
Massimo Troisi VII edizione
Compagnia
Rosaspina - Un teatro/
ERT
Emilia Romagna Teatro presenta
L’Aida
ovvero Tragicomiche egitto-padane
dal
testo inedito di Anselmo Alvisi (1897) e da Aida -la bella schiava etiope
di Armando Dominicis
consulenza
storico/drammaturgica Remo Melloni, drammaturgia A. Camporesi e A.
Generali
registrazioni
"per pianola meccanica" (da Aida di G. Verdi) Enrico Arias
trascrizioni
per chitarra e fisarmonica ed esecuzione Delfio Plantemoni
con Aurelia Camporesi (Aida, Portacagnet a Pisser), Angelo Generali (Amneris, Faraone, Tibicinci), Giovanni Sarti (Radames, Snapaia, Amonasro), Massimiliano Sassi (Ramfis, Scanapolastri), Delfio Plantemoli (narratore, chitarra, fisarmonica, voce).
regia, scena, costumi Angelo Generali
“Volgeva circa l’anno 2500 e cioè il quindicesimo
secolo avanti l’era volgare. La città di Menfi, la metropoli egizia, era
tutta in moto.” Così Armando Dominicis fa iniziare il suo racconto in prosa
della storia della bella schiava etiope
( pubblicato qualche anno dopo la trionfale prima del Cairo dell’opera
di Verdi). Ma subito dopo il piano temporale del racconto si sdoppia
introducendo un’altra storia. E’ l’estate del 1895. A Tibicinci e Scanapolastri,
contadini emiliani, giunge improvvisa ed imperiosa la chiamata alle armi; si
deve correre alla difesa dei sacri confini della patria minacciati dalla
invasione dei barbari etiopi. Gli etiopi che, a fine Ottocento, ci
invadono? Naturalmente no; è in realtà la vicenda musicata da Verdi
che si ribalta in metafora della campagna coloniale d’Etiopia e il racconto si
articola dunque in un continuo e vicendevole rimando tra la storia di Aida e
quella della nostrana spedizione di conquista. Dunque, tra imprecazioni e svogliati sogni di gloria, tra
rammarico per i campi e le donne abbandonate, tra diffidenza e disprezzo per
quella razzalula - come la chiamano i quattro contadini- di
incomprensibili negri che vanno ad affrontare, i nostri eroi partono di
mala voglia, imbarcandosi in una picaresca avventura di guerra che li trasforma.
Diventano solidali con il proprio prigioniero negèr, Snapata
e si fanno salvatori di Radames ( un Radames codardo e carrierista come
quello della canzonetta del Quartetto Cetra), condannato a morte in ragione del
suo eversivo amore per Aida, attraverso un finale che cambia e risolve quello
del dramma verdiano con un bombarolo ottimismo: introdottisi nel sepolcro
infatti il drappello, mutatosi in manipolo di disertori, fabbrica un ordigno con
il quale farà saltare in aria il sepolcro stesso, oltre che
faraoni e sacerdoti. Caratteristica
del testo di Alvisi è il continuo intrecciarsi e sovrapporsi dei tempi
dell’azione: dalla contemporaneità dell’autore all’Egitto Antico. E’
come se i due contadini spiassero da dietro le quinte di un teatro la storia
verdiana, motore e specchio della propria vicenda di involontari e diffidenti
colonizzatori. E questa specchiatura “in Aida” può essere ulteriormente
incrementata: se è ormai lontana la vicenda coloniale che ad Alvisi faceva
leggere l’opera verdiana come depurata da ogni esotismo orientaleggiante e
archeologico, la sua intuizione si presta ancora ad alludere, attraverso
“Aida”, a altra attualità e a altre chiamate in difesa del “sacro
suolo patrio” dalle odierne invasioni/immigrazioni. Attraverso i caratteri della parodia e del racconto
favolistico e grottesco scorrono nella vicenda di Aida, Radames, Tibicinci e
Scanapolastri molti temi: quello della logica e degli inganni del potere; quello
della forza ibridante e sregolata dell’amore e quello del sogno anarchico del
ribaltamento dell’Ordine. (Angelo Generali)
Questa “Aida” , recitata per la prima volta a Bibiano, in
occasione del Carnevale del 1897, è uno dei numerosissimi testi che venivano
recitati nei teatri di paese e nelle stalle dell’Emilia dalla prima metà del
secolo scorso sino al 1947 circa. Questi testi erano recitati da contadini,
braccianti, e piccoli artigiani (...) Questo genere teatrale che prende spesso
spunto da romanzi storici e d’appendice, da fiabe e dal melodramma, assume
caratteristiche drammaturgiche originali, i testi erano scritti, recitati,
diretti e organizzati dalla stessa gente che assisteva poi allo spettacolo:
pubblico e attori erano parte della stessa “etnia” che per mezzo di questi
spettacoli ribadiva regole e principi della comunità. Il teatro contadino però
non si limitava a questo, prendeva apertamente posizione su ciò che accadeva
sia all’interno della comunità che al suo esterno quando era coinvolta
direttamente. Esemplare è questa “Aida” che prende spunto dal testo di
Antonio Ghislanzoni musicato da Giuseppe Verdi ma che assume , nella riduzione
fatta da Alvisi Anselmo un doppio significato (...) Ciò che caratterizza
questa riduzione sono gli intermezzi comici tra un atto e l’altro in versi e
recitati da contadini che sono nello stesso tempo sia i soldati di Radames che i
soldati italiani costretti a combattere la guerra di Etiopia finita nel 1896,un
anno prima della messa in scena di questo testo. Alla fine dei quattro
intermezzi l’autore scrive: “Raccomando ai Signori direttori ed ai
recitanti di notare gli appunti e le osservazioni perché sono quelli che
investono i recitanti e che danno valore e forza alle parole. Prego impararla
bene per conoscere il senso ed il valore di ogni parola prima di proferirla.
Sono quattro pezzi pieni di scienza concordi col dramma ed ai suoi tempi come
nell’istesso tempo toccano e corrispondono ai tempi presenti...”. In
questi intermezzi comici è espressa dai soldati contadini lo loro posizione nei
confronti della guerra ritenendola un inutile sacrificio per i popoli che sono
costretti a parteciparvi a causa dell’imbecillità dei potenti (...) Il teatro contadino ci conferma ancora una volta che nella
cultura popolare tutto aveva una funzione pratica e logica ; nulla era lasciato
al caso. Spesso vediamo la cultura
popolare ridotta a fini di puro consumo e d’intrattenimento: dobbiamo capire
che anche questa “Aida” è nata per soddisfare esigenze precise e fa parte
di un mondo culturale assai complesso del quale noi non conosciamo che la
superficie. (Remo Melloni)
La compagnia Rosaspina - Un teatro, diretta da Aurelia Camporesi e Angelo Generali, è nata nel 1996. Dopo il Gorilla Quadrumano, L’Aida è per Rosaspina il secondo appuntamento con il cosiddetto "teatro di stalla", genere popolare e forma del raccontare che si svolgeva nelle stalle, unici luoghi ampi e riscaldati a disposizione delle piccole comunità durante l’isolamento dei lunghi inverni.
Premio
Massimo Troisi, Villa
Bruno – S. Giorgio a Cremano (NA)
T.0815654335 fax
081274888