Lascia, o raddoppia?

di enrico ianniello e tony laudadio

     

Agli inizi di settembre 2000 scrivevamo, nella presentazione del neonato progetto “sempre aperto teatro garibaldi”:  <<…Ma il teatro Garibaldi è anche debole, e comincia a vivere in un territorio difficile. Occorre sostenerlo, credere in un’idea che lo caratterizzi e gli dia la forza necessaria a sopravvivere, altrimenti può essere inutile riaprirlo. Bisogna abitarlo fino al punto in cui, crediamo, sarà impossibile richiuderlo con tanta semplicità perché avrà trovato la sua voce, i suoi timbri, le sue dinamiche. E potrà difendersi da solo.” >>

Parlavamo, si può dire, di un’operazione di “resurrezione culturale” per un teatro danneggiato e dimenticato per vent’anni. In soli otto mesi di programmazione la sala – al freddo e con tre ordini di palchi inutilizzabili a far da sfondo – ha ripreso a parlare, e tanto forte che un buon sindaco illuminato ha deciso di far ripartire quei lavori di ristrutturazione completa che restituiranno il Teatro Garibaldi redivivo a tutti tra un anno, nell’ottobre – lo “speriamo” è automatico – del 2002. 

Cosa succede, intanto, al “sempre aperto teatro garibaldi”?

La chiusura del teatro per lavori ci ha spinti innanzitutto a cercare uno spazio alternativo, nel quale continuare a dar vita al progetto che sta caratterizzando Santa Maria Capua Vetere come città pilota per lo sviluppo della produzione artistica multidisciplinare, mettendola al centro delle dinamiche nazionali di ricerca e circuitazione teatrale e musicale.  E un nuovo teatro siamo riusciti a inventarlo dal nulla – riutilizzando parte degli arredi già allestiti per il Garibaldi -  in una ex palestra concessaci da una parrocchia: si chiama, naturalmente, “Garibaldino”, è rosso come uno dei Mille ed è già in funzione dal cinque di ottobre, mese durante il quale ha ospitato tutti gli spettacoli del festival “Il Nuovo Aspetto”, apertosi con lo splendido concerto della “Grande Orchestra Avion Travel” nella villa comunale, davanti ad un pubblico di quasi duemila persone.  Abbiamo poi costruito, per la stagione 2001/2002, anche grazie all’intervento della Regione Campania, due cartelloni: uno esclusivamente dedicato alla prosa e al teatro danza, e uno multidisciplinare, con in più quattro concerti. Nonostante dunque l’esserci trovati a ricominciare completamente da capo nello scorso maggio, abbiamo rilanciato e anzi raddoppiato la scommessa, con l’entusiasmo e la caparbietà che ci contraddistinguono, nella certezza di continuare ad offrire spettacoli e serate di altissima qualità artistica. E così Santa Maria Capua Vetere, dal nulla, avrà due teatri in due anni, nei quali non è difficile prevedere che si concentrerà, nel futuro, la fruizione teatrale di qualità dell’intera provincia.  Solo successi, quindi? No, non possiamo dirlo. Sentiamo ancora con grande evidenza, nonostante i risultati raggiunti, la naturale fragilità di una creatura così giovane, troppo dipendente da coincidenze e singole volontà – in special modo politiche – e siamo di questo preoccupati.  Nel progetto sono coinvolte e lavorano molte persone, tutte di età minore di trentacinque anni,  tre dei quattro dipendenti fissi della struttura sono  sammaritani.  C’è un laboratorio teatrale permanente di cui fanno parte ventiquattro giovani attori provenienti dall’intera regione che lavoreranno quest’anno con quattro registi: due italiani, un argentino e un ceco. Novantadue studenti della II Università di Napoli entreranno gratuitamente agli spettacoli grazie alla convenzione stipulata ancora una volta con l’Ateneo, e le compagnie teatrali professionali o amatoriali della città avranno nuovamente l’occasione di mostrare il loro lavoro in un ambiente attrezzato, accogliente, protetto ed esigente.  Speriamo che il secondo anno di attività / anno di transizione possa servire allora a costruire basi ancora più solide nello sviluppo delle singole professionalità, a unire e fortificare un giovane gruppo di lavoro e a consolidare l’affetto di una cittadina che ha al tempo stesso una ricchezza e una chance.  Il “sempre aperto teatro garibaldi”, insomma, è stato di certo un progetto fortunato. Innegabilmente però, e per una volta si può usare questa parola così difficile, è nato dal nulla, grazie alla tenacia, al rischio e allo sforzo di alcuni amministratori e di tanti giovani lavoratori del settore culturale. Sarebbe bello poter costruire un ombrello che lo mettesse al riparo da quelle intemperie che potrebbero rifarlo sprofondare nell’oblio o nella routine del finto teatro di scarsa qualità e di intrattenimento, surrogato, preso in prestito e usato sempre più spesso come filiale di un’orribile televisione. Noi ce la metteremo tutta, ormai ci conoscete, e speriamo di riuscirci. Ed è con questa felicità per i risultati e un po’ preoccupazione per il futuro della creatura, che Vi diamo il benvenuto alla bella stagione del  “ Sempre Aperto Teatro Garibaldi 2001/2002”.

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