
IL
GARIBALDI
Teatro Garibaldi, brevi note storiche…
tratte
da documenti d’epoca e materiali di collezioni private e dal volume “Santa
Maria Capua Vetere: vecchie immagini e note estemporanee” di Fulvio
Palmieri,
Capua 1984
La sera del 12 aprile 1896, con un’opera di Giuseppe Verdi, fu inaugurato, lungo il corso Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere, nei pressi della chiesa degli Angeli Custodi, il Teatro Garibaldi. Fu costruito, nel 1890, dal prof. Curri (lo stesso che ha curato la decorazione della Galleria Umberto I a Napoli), al quale fu affidato l’appalto, dopo non poche e aspre polemiche all’interno della commissione giudicatrice. I primi tentativi compiuti dal Municipio per realizzare quest’opera a S. M. Capua Vetere risalgono però a qualche tempo prima, al 1864. In questo anno l’architetto Della Corte fu incaricato, e finanziato attraverso un prestito pubblico, di realizzare un prospetto e di costruire il teatro. Due anni dopo un Regio Decreto ne autorizzò l’esecuzione stabilendo i termini entro i quali tale opera “di pubblica utilità” dovesse essere ultimata, ma solo nel 1877, e dopo un nuovo concorso per la progettazione dell’opera, si poterono espropriare i suoli, il giardino dei Cipullo-Lucarelli, ed avviare i lavori. In questa occasione fu pubblicato un bando con un capitolato così analitico che agli eventuali partecipanti veniva lasciata solo la fantasia per le preziosità stilistiche.
Nel
bando si stabiliva, ad esempio, che: il suolo sul quale dovrà sorgere il teatro
deve essere di mq 2.180 compreso un
fronte di metri lineari 36,35 per 60; il
Teatro dovrà contenere: a)una platea con 160 posti e 32 poltrone in due file;
b) 3 ordini di palchi nel numero complessivo di 44 compresi quelli delle lettere
(proscenio) e un loggione; c) la platea deve avere un ingresso centrale, 2
laterali e un altro speciale per l’orchestra, nonché nell’interno, un
passaggio centrale ed un altro in giro: d) per il loggione possibilmente anche
un’altra scala a parte; e) le decorazioni semplici, decenti ma senza molto
lusso; f) sul vestibolo una gran sala per concerti accademici ed altre riunioni;
g) ingresso aperto per le carrozze. Nei lati, stradone in giro, compreso nel
suolo indicato, in modo da isolare l’edificio; h) palcoscenico completo di
attrezzi con un numero competente di scene; i) nel vestibolo, spaccio di
biglietti, una piccola sala da caffè per uso teatro e sue dipendenze,
guardaroba, posto di guardia; l) dietro il palcoscenico una stanza per la pompa
ed attrezzi per incendio. Il tutto deve essere progettato secondo i migliori
precetti dell’arte e l’ammontare della spesa non dovrà eccedere la somma di
Lit. 200.000 (che poi, a lavori ultimati divenne di Lit. 450.000)
Il
Teatro si fece, nel rispetto di queste indicazioni, e, come già scritto, fu
inaugurato nel 1896. L’opera conclusa presentava, e presenta tuttora,
un’architettura, di stile tardo-neoclassico, realizzata in modo armonico e
gradualmente differente. Un teatro lirico talmente bello da essere chiamato,
incuranti del nome ufficiale, il Piccolo San Carlo. Delle stagioni liriche può
essere interessante ricordare gli allestimenti de Gioconda,
Mefistofele, Lucia di
Lammermoor, Camoens di Pietro
Musone, del 1897, con Luigi Ceccarini tenore, Anna Franco soprano; oppure le
“prime” del Rigoletto, Norma,
Trovatore del 1901; o ancora nel 1904 Pagliacci, Andrea Chenier,
Cavalleria Rusticana e Boheme,
con il maestro Guido Serrao e il tenore Amedeo Rossi. Al Teatro Garibaldi, il 4
giugno del 1910 nella Traviata esordì
il baritono Raffaele Aulicino. Per
la prosa, i cronisti del tempo
documentano il grande successo per le recite, nella stagione 1896/97, della
“Drammatica Compagnia” diretta
da Antonio Grisanti, Attila Ricci e Virginia Campi; nel 1898 della compagnia di
Achille Torelli; nel 1899 di Amalia Ferrara, Lena Botti-Bello, Lina Montis in: Un viaggio in Africa e Donna
Juanita di Suppé, Il venditore di
uccelli di Zeller, L’usignolo
di Chapy e, nel 1900, di Ferruccio Garavaglia, Achille Maironi, Gina Favre
in Tristano e Isolda e La scuola
delle mogli di Molière.
Con l’operetta ci fu una ripresa che fece superare la crisi serpeggiante dal 1902 quando l’impresario Abate aveva dovuto sospendere le rappresentazioni per il loro alto costo, che imponeva il prezzo del biglietto al di sopra delle medie possibilità dei Sammaritani (i quali, però, ebbero modo di apprezzare La vedova allegra e Geisha nel 1910, con Gianni e Lina Sartori, Margherita Abbadia-Lindi, i maestri U.Bellini e Gambardella, poi I pescatori di perle nel 1914 con il debutto di Maria Reichenbach).
Nel dicembre del 1914, grande scapolre suscitò tra i “maggiorenti” il fatto che Salvatore De Muto, l’ultimo Pulcinella della scuola dei Petito, a seguito di un incendio che devastò il Cinema Mascolo dove stava mietendo grandi successi, fu autorizzato a tenere spettacoli al Garibaldi; immediato fu il risentimento di quelli che, ostili a gesti di apertura che potessero minacciare la pace sociale (anche se la Storia documenta quanto questa fosse retta su abusi, pregiudizi e ottusità), si opposero erigendo barricate ideologiche, in stile da controriforma, coinvolgengo la stampa benpensante le cui significative querele (oggi le definiremmo divertenti!) si ebbero su “Il Volturno”, “Il Corriere d’Italia” e “La Lupa”. A dispetto dell’indignazione di queste persone, il pubblico, non quello “solito” delle rappresentazioni liriche, ma quello molto più eterogeneo e popolare , apprezzò molto questa inedita programmazione.
Nel
1915, a seguito dello scoppio del primo conflitto mondiale, il “piccolo San
Carlo” chiude per la prima volta. Da questa data in poi nulla sarà più come
prima per il Teatro Garibaldi. Nel corso degli anni sarà utilizzato
sporadicamente per qualche allestimento finché, nel 1939, l’impresario Mario
Del Piano ottiene il permesso per adibirlo a sala cinematografica. Durante
l’occupazione alleata, siamo alla fine della seconda guerra mondiale, il
Teatro fu requisito e divenne palcoscenico per le jam-session degli americani
(tra i musicisti “di passaggio” vale la pena ricordare le esibizioni di Cole
Porter o di Coleman Hawkyns). Gli ultimi bagliori sono di qualche anno più
tardi con le presenze di Arturo Toscanini, di Toti Dal Monte, di Raffaele
Viviani, di Totò, di Nino Taranto, di Carlo Dapporto, dei fratelli Maggio, di
Erminio Macario, delle sorelle Nava.
Una storia discontinua durata più di trenta anni fino a quando, con il sisma del 1980 il Teatro viene dichiarato inagibile e chiuso. Pochi anni dopo uno scriteriato intervento di “ristrutturazione”, con una colata di cemento in platea e in palcoscenico, ne comprometterà la magnifica originaria acustica.
Ad
ottobre del 2001 iniziano i lavori di ristrutturazione.