DOMENICO PROCACCI                 e                 NICOLA GIULIANO

 presentano

LE CONSEGUENZE DELL’AMORE

con

Toni Servillo

Olivia Magnani, Adriano Giannini

Angela Goodwin, Raffaele Pisu

 

un film di

PAOLO SORRENTINO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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note di regia

“Le conseguenze dell’amore”

Ero a San Paolo del Brasile. In un albergo a cinque stelle. In un bar affogato da una boiserie che non avrebbe sfigurato in Tirolo e invece eravamo in Brasile. Fuori, quaranta gradi. Passavo spesso per il bar e ci trovavo sempre, sistematicamente, un uomo sui cinquanta, tutto barba, birra e pancia. Elegante ed europeo. Un uomo d’affari. Fuori c’era il Brasile, ma lui non se ne era accorto. Affrontava inebetito la birra e la televisione in attesa di chissà quale appuntamento di lavoro. Questo l’ho visto io.

È nata così, da questa osservazione, l’idea di questo lavoro. Da una curiosità che si faceva ossessiva: cosa fanno tutti questi uomini d’affari in giro per gli alberghi di mezzo mondo? Cosa pensano in quegli infiniti silenzi persi dentro bar fintamente caldi, e invece ostili? A queste ed altre domande ho dato delle mie risposte.

Immaginavo un personaggio con una vita rubata da qualcun altro. Letteralmente una vita rubata. Incarnando così un sospetto che alle volte aleggia in tutti noi: la nostra vita è stata rubata da qualcuno o qualcosa. Non si sa bene. Ma la nostra vita alle volte ci sembra un’altra da quella che avevamo pensato di vivere.

Nel frattempo, divoravo saggi su Cosa Nostra. La mia compagna, di tanto in tanto, mi rimproverava bonariamente, diceva che era ora che ricominciassi a leggere dei romanzi. Ma io non riuscivo a smettere. Scoprivo, durante queste letture, che Cosa Nostra americana è una bazzecola, una robetta da dilettanti, rispetto a Cosa Nostra siciliana. In fatti di crimine, la Sicilia ha dominato il mondo. Eppure l’arte americana ha sfruttato fino al midollo tutto l’immaginario della Mafia americana, dando a luogo a capolavori. Noi, più spesso, ci siamo messi lì col dito alzato, a ricordare chi sono i buoni e i cattivi. Ma questo già lo sapevamo.

E abbiamo troppo spesso rifiutato di assumere l’unico punto di vista che valeva la pena di essere assunto, quello dei mafiosi, appunto.

Dunque, continuavo a dirmi, perché non spostarlo questo punto di vista? Non sarà facile, ma ci proverò. Mi ci sono avvicinato piano e con cautela. E allora ecco che il mio uomo d’affari sepolto in albergo non è più propriamente un uomo d’affari. È diventato un tipo che lavora per Cosa Nostra. Non un mafioso. Ma un fiancheggiatore. Uno con un piede dentro e uno fuori. E questo mi ha consentito di farlo vivere su un doppio binario. Da un lato, in quanto culturalmente estraneo, è terrorizzato della ferocia dell’associazione più potente e più organizzata del mondo, dall’altro ne capisce le regole e i meccanismi. Che sono tanti, complessi e strutturati. Altro che animali! Altro che belve! La Mafia funziona troppo bene e da troppo tempo per poterla ridurre sbrigativamente a un fatto di istinti primordiali.

La Mafia è ordinata. La Svizzera è ordinata. Un albergo è ordinato. Titta Di Girolamo vive nella gabbia di queste tre coordinate. Non può che essere un uomo ordinato. È in situazioni come queste che si presenta puntuale all’appuntamento il re dei disordinati: l’amore. Ma per un individuo schiacciato dall’ordine bastava anche meno. Bastava la “possibilità” dell’amore per far saltare completamente la gabbia. E allora ecco questa ragazzetta. Ordinaria e media. Quel tanto che basta per rompere gli argini.

Ma gli amori si vivono e si superano con una transizione dolorosa, mentre la possibilità di un amore che si rivela impossibile ha altre conseguenze. Delle conseguenze malinconiche, a patto di possedere una fervida immaginazione. Ma il nostro Titta Di Girolamo lo dichiara subito: lui non possiede immaginazione. In questi casi, non c’è spazio per la malinconia e il ritorno all’ordine di un tempo non è più possibile. E in assenza della malinconia, che è una via di fuga, le cose si fanno tragiche. E definitive.

E tragica e definitiva doveva essere la fine di Titta Di Girolamo.

Sono le conseguenze dell’amore, quando non c’è altro a disposizione. 

 

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