Premessa a 32 mq di mare circa

“Premessa a 32 mq di mare circa

di Francesco Saponaro  

 

 

Francesco Saponaro

La Biennale di Venezia del 1968 si aprì tra gli scontri degli studenti da un lato e l’azione repressiva della polizia dall’altra. La voce di Andrea Barbato scandiva in quei giorni, dai notiziari televisivi, i momenti della protesta. Ai Giardini della Biennale la presenza vorticosa di Pino Pascali prendeva il sopravvento su tutto. In una conferenza, memorabile pare a detta dei convenuti (io non c’ero sono troppo giovane), si dette un gran da fare per convincere la folla che, nonostante la Biennale fosse un luogo stantio, un ‘postaccio’, il problema della Biennale andava discusso e risolto dall’interno del mondo dell’arte, per evitare qualsiasi strumentalizzazione e manipolazione per fini politici. L’espressione artistica, nel rispetto delle differenze e degli stili, andava garantita con forza perché rimanesse libera da qualsiasi congestione. Una posizione certamente atipica, provocatoria, coraggiosa, che si potrebbe assimilare, per certi aspetti, a quella del più grande poeta del nostro tempo che questo paese ha massacrato: Pier Paolo Pasolini.

Pascali era, in quel momento, il capo cordata di una generazione indimenticabile di creativi che ruotava attorno al circolo romano (inteso davvero in senso spaziale) di Piazza del Popolo. Fu Carla Lonzi, raffinata intellettuale, femminista militante, a raccogliere quella testimonianza e ad inserirla al fianco di un’intervista all’artista, di poco precedente, in cui lo stesso Pascali (probabilmente nel suo studio) tracciava le linee essenziali del suo modo di intendere l’arte, del suo lavoro creativo; fatto di gesti concreti, più che di valutazioni ideologiche. (Si veda a questo proposito il catalogo monografico "Pino Pascali", a cura di Anna D’Elia, ed. Laterza 1983). Il teatro deve concedersi la libertà dell’evocazione non l’ansia della definizione filologica; questo è compito che non ci compete e che, certamente meglio di noi, possono svolgere altri.

32 mq di mare circa, lontano quindi dall’essere un resoconto biografico sull’artista, nasce da un progetto più articolato che curo con Rossotiziano da ormai sette anni: Arpa Muta Melopea per Pino Pascali. Ora, nel testo preso in esame per la realizzazione di 32 mq di mare circa, si fondono i momenti di speculazione quasi filosofica ai momenti di slancio creativo dell’artista nel suo studio, in cui durante l’ideazione e la  realizzazione dell’opera (il mare costretto in pozzanghere appunto) fanno da rilievo emozionale le fughe, le invenzioni, gli imprevedibili giochi di spiazzamento linguistico a cui Pascali aveva abituato coloro che lo frequentavano. Pascali amava probabilmente a tal punto il teatro, il mascheramento, la ‘recita’, da parlare in questo modo di se stesso: ‘io son come un serpente / ogni anno cambio pelle / la mia pelle non la butto / ma con essa faccio tutto / quel che ho fatto di recente / già da tempo mi repelle’.

Tra i tanti personaggi che ho avuto la fortuna di incontrare durante questo percorso – Arpa Muta… non è propriamente uno spettacolo di teatro, è fondamentalmente un tema di lavoro – Lino Fiorito, pittore, scenografo artista di eccezione, ha voluto accompagnarmi in questa breve avventura per iniziare un approfondimento ulteriore sulla vita e l’opera dello scultore pugliese.

Qualche giorno fa, proprio con il Maestro Fiorito, ho conosciuto un poeta straordinario: il Barone Giorgio Franchetti. Nei suoi occhi vibranti scintillava il ricordo emozionato di Pascali, l’amore infinito per Tano Festa. Giorgio Franchetti è stato il compagno di sogni, collezionista, mecenate, di quella generazione di grandi artisti dei ‘favolosi anni 60’.

 

Torna indietro

rossotiziano

8/11 via cinthia - 80126 napoli -  ph+fax 081 7282638 rossotiziano@tiscalinet.it